Intervista a Vera Lucia de Oliveira, traduttrice di Lêdo Ivo, a cura di Anna Belozorovitch

Intervista a Vera Lucia de Oliveira, traduttrice di Lêdo Ivo, a cura di Anna Belozorovitch

 

 

Cara Vera Lucia,
su questo numero pubblichiamo poesie di Lêdo Ivo, da te tradotte. Ma insieme ad esse vorremmo far sentire anche la voce del traduttore. Tu stessa scrivi, hai esperienza di veder nascere dei versi originali. Credi che ciò sia importante per poter tradurre poesia? Credi che ci sia, in questo, una differenza rispetto alla traduzione di prosa? Credi che sia importante un’affinità tematica o di stile tra la poesia che eventualmente scrive il traduttore e quella dell’autore tradotto? Vorrei da te qualche riflessione su questi punti.

Sono tante domande insieme e alcune difficili da rispondere. Non so se per tradurre poesia si debba essere poeta. Molti pensano così e mi accorgo che spesso chi traduce, anche se non pubblica, scrive anche. E forse, in questi casi, è proprio il tradurre che affina il senso critico e alla fine diventiamo più rigorosi anche nei nostri confronti.
Per quanto riguarda le affinità, si, per me sono importanti, ma non direi solamente tematica e di stile. Si tratta di un’affinità più intima e profonda che percepiamo talvolta anche istintivamente, mentre leggiamo l’altro poeta. Sento il bisogno di tradurre cose che mi sfiorano l’anima, che mi schiudono lo sguardo su confini che poi rimangono aperti e lì mi inoltro, ed essi mi nutrono.

     

Prima ho menzionato la “nascita di versi originali”. Quanto è “originale”, secondo te, il testo poetico tradotto? Mi piacerebbe chiederti se questo confine (e nello specifico nel caso delle poesie di Lêdo Ivo) ti sfiora, se lo intravvedi, se è fonte di inquietudine. Vi è un sentimento di possesso nei confronti dei versi che traduciamo? È un sentimento utile o necessario, o piuttosto il contrario?

Non mi chiedo quanto sia originale il verso tradotto, ma quanto di originale, quanto di unico sono riuscita a far passare da una lingua all’altra. Gioisco quando mi dicono che le poesie di Lêdo Ivo sono belle in italiano, perché lo sono in portoghese e questo vuole solo dire che sono riuscita a traghettare in parte la qualità estetica del testo e la visione e la cosmo-visione dell’io lirico.
Il confine fra le due lingue per me è molto marcato, quando scrivo non le mescolo mai e quando parlo lo faccio talvolta senza accorgermi, perché scelgo intuitivamente la parola che meglio definisce un sentire, un essere, e poi scopro che quella parola è nell’altra lingua e non nella mia. Penso che ogni lingua abbia un suo respiro, un ritmo, e questo cerco: il respiro di quel testo tradotto, lo ascolto prima in un lingua, e so che suonerà diverso nell’altra lingua, così lo ascolto dopo e finché non sono convinta che sia quello giusto non finisco il lavoro del tradurre. Ma traduco poco e solo poeti che amo e mi sono visceralmente vicini, come appunto Lêdo Ivo. Mi è capitato una volta di incontrare un poeta piuttosto noto e lui mi ha regalato alcuni suoi libri e mi chiesto di tradurli. Mi sono sentita a disagio, perché quelle sue parole non mi risuonavano dentro. Risultato, mi ha tolto il saluto, e mi dispiace.

    

Quanto è utile “capire” del poeta, della sua persona, per sentire di poter trasmettere immagini e pensieri di cui lui è autore? Hai avuto possibilità di interloquire con Lêdo Ivo in passato? Quali elementi di “interazione” sono avvenuti, per te, diversi dall’incontro con il testo, che ti hanno permesso di entrare in maggiore sintonia con la sua poetica?

Ho iniziato a tradurre Lêdo Ivo per conto mio, ho organizzato addirittura la prima antologia della sua poesia pubblicata poi in Italia, Illuminazioni, nel 2002, da Multimedia Edizioni. Non avevo mai incontrato Lêdo Ivo, solo mi piaceva molto, in lui, quel trance che a volte coglie l’io lirico, lo porta a un ritmo lunghissimo e il contrapporre, a questo, la misura di versi classici, l’alternarsi delle due forze (l’ordine, la precisione e il caos che scompiglia tutto), e quella sua poesia che sfiora e spalanca mondi.
Quando ho pensato di pubblicare l’antologia, ho mandato una lettera al poeta, all’indirizzo dell’Academia Brasileira de Letras, per chiedere l’autorizzazione. Lui mi ha risposto subito e ho scoperto la persona e l’intellettuale trasbordante di umanità. La convivenza è venuta dalla reciproca simpatia. Lêdo era velocissimo a cogliere il modo di essere di una persona, aveva occhi vispi, un’ironia sempre pronta e una risata assolutamente contagiosa. Sono andata a trovarlo poi con mio marito nella sua casa di Santa Tereza, dove aveva tanti cani randagi che raccoglieva e curava e ad ognuno aveva dato un nome, spesso divertente (una si chiamava “Tadinha”). Ed ero buffo vederlo uscire per una passeggiata la mattina o il pomeriggio per la sua proprietà rurale e i cani che lo seguivano, alcuni accanto, altri non so perché più indietro. Era una fila di cani (più di 10 credo) che sembravano la sua ombra proiettata indietro, e tutti molto soddisfatti.
Sono stata contenta di scoprire che c’era coerenza fra il poeta e l’uomo, ma credo che non sempre questo accada. Talvolta scopriamo che amiamo persone difficili, chiuse, anche egoiste. Ma la poesia soffia dove vuole, e bisogna accettarlo.
Per fortuna con Lêdo Ivo ogni incontro era una gioia e lui mi ha fatto il grande regalo di mandarmi il libro Requiem, ancora inedito. L’ho letto e mi sono messa a tradurlo di impeto e il testo è uscito contemporaneamente in tre paesi: Italia, Brasile e Messico.

     

VERA LÚCIA DE OLIVEIRA è professore associato di Letterature Portoghese e Brasiliana all’Università degli Studi di Perugia. Ha diversi libri di poesie e saggi pubblicati in vari paesi ed è presente in molte riviste e antologie poetiche. Fra la saggistica, citiamoPoesia, mito e história no modernismo brasileiro,São Paulo, Editora UNESP, 2015, 2.ed.; Storie nella storia: Le parabole di Guimarães Rosa, Lecce, Pensa Multimedia, 2006. Ha curato tradotto e antologie poetiche di Lêdo Ivo, Carlos Nejar e Nuno Júdice. Fra i libri di poesia, citiamo: Entre as junturas dos ossos, Brasília, Ministério da Educação, 2006; A poesia é um estado de transe, Portal Editora, São Paulo, 2010; La carne quando è sola, SEF, Firenze, 2013; Vida de boneca(poesia infantil), Edições S.M., São Paulo, 2013; O músculo amargo do mundo, São Paulo, Escrituras, 2014; Minha língua roça o mundo, São Paulo, Editora Patuá, 2018.sito:http://www.veraluciadeoliveira.it

   

Emiliano Barbieri, Peru

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