Terra ritrovata, inediti di Fabio Pusterla

Terra ritrovata, inediti di Fabio Pusterla.

   

   

Fabio Pusterla (1957)  insegna presso il Liceo e l’Università di Lugano, e vive in Valsolda, a cavallo tra Svizzera e Italia.

Fabio Pusterla 0Attivo anche come saggista e come traduttore (soprattutto dell’opera di Philippe Jaccottet, di cui ha prefato la recente edizione complessiva nella Bibliothèque de la Pléiade), è autore di numerose raccolte poetiche.

Tra i suoi libri più recenti: Folla sommersa (Marcos y Marcos, 2004), Il nervo di Arnold (ivi, 2007), Una goccia di splendore (Casagrande, 2008), Corpo stellare (Marcos y Marcos, 2010). Parte della sua opera è raccolta nel volume antologico Le terre emerse (Einaudi, 2009). Di recente  pubblicazione presso Casagrande la raccolta di prose e saggi Quando Chiasso era in Irlanda, e altre avventure tra libri e realtà.  Il suo prossimo libro di poesia è in corso di stampa presso l’editore Marcos y Marcos; si intitolerà Argéman.

***

   

TERRA RITROVATA         

    

1.

Per ritrovare la terra occorreva smarrirla,
perdere tutto forse e poi vagare nel fumo
di città sconosciute, pungenti. Dal gabbiotto
di uno che vendeva girasoli
poteva anche riemergere a sorpresa un antico vascello,
goletta di corno e madreperla, la memoria scomparsa
con le sue vele lacere, ferite da pirata, scogli,
la stiva colma di rane semivive,
pettirossi tremanti. Desolante, consolante,
chi può dirlo? La nave necessaria per solcare
certi flutti inquietanti, l’onda nera degli anni,
i fondali angosciosi. La nave più impossibile,
l’unica forse in grado di raggiungere
il porfido e il basalto di una costa,
la pace provvisoria di un sorriso.

   

2.

«E non è questo il posto dove siamo»:
sul bilico dei tempi, sui confini
dell’essere, scendevano parole come pioggia
sottile, invocata. Anche l’asfalto, il vetro,
anche il catrame e il carbone
sembravano dire grazie, rifiorire qualcosa.

    

3.

La Stazione dei Fulmini un tempo mi avrebbe
impressionato. Ora è soltanto un nome
per miracoli che so meglio di lei.
Sereno o grigio il cielo, non importa. Sei
comunque sempre lì, luce segreta. 

    

4.

I laghi che dell’alto rilucevano,
e nel lontano il bagliore di un aereo
teso al decollo forse. Ma di un altro
artificiale lago si parlava,
d’altro volo più alto
più scosceso. Lassù,
sul crinale delle difese più inutili
e vane, c’era nelle parole come il passo
leggero di una danza.
Lo sapevamo, ormai:
ciò che più conta è indifeso.

    

5.

La luce che più intensa ci disarma
esce già quasi affranta dalla polvere,
dal nodo delle brume, dalle nuvole.
Esce stanca e inattesa e sembra chiedere
scusa per essere di nuovo lì davanti,
di nuovo intatta, nonostante tutto.
Ilare e mesta.

                          

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