Haiku di Toni Piccini, con una nota di Enea Roversi

Haiku di Toni Piccini, con una nota di Enea Roversi

 

 

Toni Piccini, nato a Trieste. Nel 2019 presente in a hole in the light, antologia dei migliori haiku scritti nel mondo in lingua inglese nel 2018, pubblicata negli U.S.A; nel 2018 in Sleepless Nightantologia mondiale (36 poeti) pubblicata dalla Modern Haiku Association (Tokyo). Ultimo libro pubblicato Auschwitz e simili – Auschwitz and the like(Red Moon Press, U.S.A. 2018), il primo Haiku Apocrifi – Apocryphal Haiku(Albalibri Ed. 2007) con le prefazioni di Fernanda Pivano e Ban’ya Natsuisi. Ha partecipato a più Festival Internazionali di Poesia (Tokyo, Genova, Pécs), ha insegnato e insegna Haiku in scuole elementari e medie, una sua lezione su Haiku e Haiga tenuta alla Facoltà di Giapponismo della Károli Gáspár University (Budapest) è entrata a far parte della materia d’esame. Presente nel 2010, 2011, 2012 e 2014 nella European Top 100 haiku authors. Oltre all’haiku pratica, con testi e foto propri, la composizione di haiga, forma d’arte visiva (composta da un haiku e un’immagine) nata in Giappone nel 17° secolo: di questa forma d’arte ha fatto la prima mostra in Italia (12° edizione del Festival Internazionale di Poesia, 2007) e in Ungheria (Budapest, 2010), ha inoltre esposto negli U.S.A. e in Croazia. Al Commemorative Haiga Contest(2015) della World Haiku Association (Giappone) ha ricevuto l’ Award of Excellencee due anni dopo è stato nominato Master Haiga Artist; dal 2017 presente nelle Haiga Galleriesdella The Haiku Foundation (U.S.A.).  Tradotto in più lingue e presente in pubblicazioni di più paesi: Giappone, U.S.A., Romania, India, Croazia, Bosnia e in siti web di più nazioni oltre a queste, tra cui Australia, Algeria, Germania, Francia. Poeta del mese nel n° 35 (2016) di GONG, rivista trimestrale di poesia haiku, pubblicata in Francia. 

    

Toni Piccini si può tranquillamente definire un capitano di lungo corso della navigazione nell’oceano haiku: al suo attivo ci sono pubblicazioni in Italia e all’estero, oltre a numerosi riconoscimenti a livello internazionale.
Alla produzione di haiku affianca quella di haiga, forma d’arte visiva nella quale allo haiku è abbinata un’immagine: suoi lavori sono stati esposti in varie parti del mondo.
Toni Piccini, partendo dalla tradizione, è arrivato a rinnovare il linguaggio della forma poetica haiku, giungendo a stravolgerne, in un certo senso, le regole.
A partire dalla prima, vale a dire il famoso schema 5-7-5: Piccini mette in pratica molto spesso una versificazione libera, che alterna versi molto brevi ad altri assai più lunghi dell’usuale.
Anche la tematica dei suoi componimenti travalica in maniera decisa l’ortodossia del componimento haiku: la natura (e l’osservazione della stessa da parte dell’uomo) è soltanto il punto di partenza della poetica picciniana, la quale si spinge ben oltre, come dimostrano i componimenti di Auschwitz e simili, che è l’ultimo libro pubblicato da Piccini e di cui Versante ripidoospita una breve selezione.
Sono versi scarni, a volte duri, sempre toccanti, per i quali non sarebbe certo azzardato parlare di poesia civile.
Come altrimenti definire, per esempio, questi versi:

la fila
per il posto di kapò
più lunga di ieri

Bastano pochi versi, in poesia, per dire qualcosa di significativo. ER

     

8 haiku

in nessun cielo
è rinchiuso il volo
di un gabbiano

*

l’amica scomparsa…
l’ombra rimane in piedi
sul muro caduto

*

camminando
distante
da un branco di aggettivi

*

la mia ombra
entra nel buio
per ritrovarmi

*

il tuo respiro
libera la mia stanza
da ogni vuoto

*

le dita stringono
il lenzuolo…lei dimentica
ogni cosa

*

lacrime invisibili –
l’incontrollabile perfezione
del dolore

*

la metà di zero –
più vicino
alla meta

* * *

4  haiku tratti da Auschwitz e simili 

treno merci –
un topo nell’angolo
l’unico sopravvissuto

*

un cuscino nuovo
per l’amante del gerarca –
i capelli di Rebecca

*

delle due sorelle
parlo con quella morta –
l’eco delle pietre

*

la fila
per il posto di kapò
più lunga di ieri

Destroy Event, Lara Steffe, 2011

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