Un amour fou di Anna Magnavacca

Un amour fou, dal poemetto “Dell’amore”, Guerra Edizioni 2010, di Anna Magnavacca.

   

  

VI ( Ama me…)

   

“ Ama me “ ma all’ora del tè
profuma di muschio bianco
il suo colletto, riempie le tasche
di fazzoletti profumati, di bonbon
– dolcezze zuccherine del peccato –
e sull’autobus
fora il biglietto dell’amore.

    

VII ( Sale anche lei…)

   

Sale anche lei sull’autobus.
Lui la spinge lentamente – dolcemente
in fondo. Vicini – stranieri ma il gomito
di lui sprofonda sul braccio di lei.
Colano sussurri fra le labbra.
La gamba di lei si allunga con un fremito
– quasi un piccolo orgasmo –
e il braccio di lui scivola
sul fondo-schiena di lei …

    

 IX ( Siede poi ….)

   

Siede poi con lei
sulla panchina verde-erba
del viale degli innamorati.
Hanno scritto – con taglio di diamante –
i loro nomi sulla panchina
violata da altra ritmica grafia.
Hanno conchiglie  nelle mani
– oasi di corallo – e un cielo azzurro
di indicibile bellezza sulla testa.
Li sto spiando.
Lei indossa una gonna scarlatta
e la camicetta si apre
sul suo seno arrogante.

    

XX ( Si è fermato l’autobus…)

   

Si è fermato l’autobus. La strada  bagnata
l’aria tersa di foglie. Un rombo una moto
due giovani innamorati. Lui con il casco ancora sulla testa
lei con i pantaloni a vita bassa che scoprono
i giovani fianchi. Si sono baciati prima con gli occhi
poi sulle labbra con un leggero risucchio.
Pochi gli anni, assenti quelle rughe
che annebbiano lo sguardo e infastidiscono la magia
dello specchio.
Soltanto l’azzurro-dorato dei loro corpi
e quel profumo di giovinezza che tutti sappiamo.
Lei è salita sulla moto, le braccia avvinghiate
all’esile vita del ragazzo. Un rombo, non li vedo più.
Anche la giovinezza scappa così.
Obbedisce al tempo.

    

XXI ( Si aggira …)

   

Si aggira per casa sconvolto e sconfitto
con il cervello vuoto
come una casa di città vuota
durante le vacanze estive
( rimangono però sui muri
odori di cose profumi voci…)
Guarda lontano, all’orizzonte.
Non sa che sono stata da lei.
Si sono incontrati un’ultima volta
sulla panchina verde – erba.
Lei ha cancellato i nomi
con unghie di gatto
e gli ha detto “ addio “, soltanto una parola.…
Adesso lui dà calci
ai miei vasi di fiori
strappa i giornali e beve vino
direttamente dalla bottiglia
( forse per trangugiarne di più)
quando pensa che io non lo guardi.
“Ama me” ma vuole lei.

picasso dora-maar-con-il-gatto

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