Un gelato al limon: il versante liquido dell’eros. Versi di Anselmo Argenti

Un gelato al limon: il versante liquido dell’eros. Versi di Anselmo Argenti.

   

Anselmo Argenti è nato nel 1956 a Roma, dove vive e lavora occupandosi di cinematografia e di letteratura erotica.

Non distingue fra professione e vita privata in quanto trova più stimolante, come hobby, analizzare i bizzarri rituali dell’accoppiamento umano anziché collezionare coleotteri.

Curiosità e lavoro lo portano spesso a contatto con svariate forme di trasgressione delle quali, non essendo “uomo d’azione”, ama scrivere in versi liberi per gli amici.

 

Noi di Versante Ripido lo ringraziamo dunque per l’amicizia e proponiamo ai nostri lettori  i suoi piccanti testi.

  

***

   

Dunque così

   

ma tu vuoi ? tu vuoi così? e ancora

è così che vuoi, dunque è così

che a te piace, in questo modo, sì,

allora continuo lì, vado così, non esco

più di lì, se a te piace così,

direi proprio di sì

Pizziche_a_S.Muchele

   

***

           

Amicizia

  

Vieni,  Demetrios, festeggiamo dunque l’amicizia.

Ci accomoderemo sul bordo dell’Adriatico, guarda,

nelle vene del buio scorre la tua terra ma

non sentirai la nostalgia, ci saranno le ostriche a sorridere

sul tavolo, insieme a un vino bianco nostro consigliere

e amico. Per conoscerci leggeremo versi. Avremo tempo

per sfamare la notte di  risate, diremo cose sconce, ci sarà

la musica. Lei ballerà nella sua lunga gonna, noi

avremo voglia di toccarla, e lei lo sa, barcollando

ci cadrà sulle ginocchia dando la colpa al vino

e nel suo orecchio verseremo fiammelle

di desiderio in forma di baci delicati

e anche sulla sua dolce nuca sudata.

Ti giuro, Demetrios, non sentirai la nostalgia.

Le regaleremo baci, le toccheremo il culo sperando

che torni presto qui, sulle ginocchia, barcollando. Poi

sarà il vino a decidere per noi, e la notte, e la sua lunga gonna.moira-cappilli

  

***

   

In un cinemino buio

   

Le piccole saette della tua lingua nell’orecchio.

Mi tocca una gamba! e adesso?

  

Eravamo entrati nel buio di quel cinema

mentre il sole ancora illuminava il pomeriggio.

  

Adesso? sta salendo più su, ma lentamente, avanza,

arretra, un brivido che sprigiona piacere nel fondo

della testa, una corrente che socchiude gli occhi.

  

Avevamo scelto un posto defilato nella sala, poi

le vicissitudini del sesso sullo schermo.

  

Un uomo si era seduto accanto a te. Adesso

la sua mano è come una ragnatela,  stringe

l’interno della coscia, si arresta, avanza, torna

più giù, poi sale. E tu aggrappata nell’orecchio e io

aggrappato al racconto del piacere. Le gambe accavallate.

Poi tu che mi sussurri: sollevami la gonna.

  

Dallo schermo piccoli guaiti invadono la sala, lamenti,

mugolii profondi.

  

E ora che fa? sale? conquista posizioni? cresce

l’onda del tuo piacere?  Sì. Avanza con le sue dita sottili.

Ti giri verso me, in cerca della bocca. Sollevo

ancora un po’ la gonna. Ci siamo.

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