Un siciliano nato a Torino: Salvatore Sblando

Un siciliano nato a Torino: Salvatore Sblando.

   

   

Salvatore Sblando nasce nel 1970 a Torino dove risiede e lavora in qualità di dipendente della locale azienda di trasporti. Con testi poetici inediti è risultato finalista in concorsi nazionali ed internazionali. Sue liriche sono pubblicate in diverse antologie. 

Membro del Comitato di lettura della Casa editrice La Vita Felice, partecipa attivamente a reading e manifestazioni poetiche. La sua opera prima “Due granelli nella clessidra” (LietoColle 2009) -giunta alla seconda edizione- ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti.

Attivo nel panorama letterario torinese, è fondatore e collaboratore di alcune associazioni culturali; cura un proprio LIT(tle) blog all’indirizzo www.larosainpiu.wordpress.com dove è solito ospitare le migliori voci del panorama poetico contemporaneo.

Di Sblando vi proponiamo una poesia inedita e “Al di là dello spazio” tratta da “Due granelli nella clessidra” – LietoColle 2009.

***

ARANCE, MANDARINI E MANDARANCI
(poesia di lotta e di governo)

Imparai subito, fin da bambino a distinguere
fra arance, mandarini e mandaranci.
Mi spiegava infatti il signor Sganzetta, vicino di casa
torinese di quarta generazione che le arance simboleggiavano
la cultura piemontese, grande, grossa e succosa;
i mandarini invece erano sinonimo di meridionalità
di chi arrivava dal sud, piccolo, rachitico e per certi versi aspro.
Il mandarancio quindi non poteva essere altro che l’incrocio
di là a venire, di queste due culture.
Crebbi così col complesso del mandarancio,
divenni uomo e mi sposai o forse prima mi sposai
e poi divenni uomo o fors’ancora lo devo diventare
convivendo tuttora con mia moglie; perdonatemi però, ho dimenticato
o non voglio ricordare, la genesi di questi eventi.
Resta il fatto che vorrei spiegare a chi mi volge
delle parole solo il dorso che “sanguigno” si pronuncia
indugiando sulla “GN” e “tranviere” lo si scrive con la N o con la M
è indifferente.
Reciterei poi con gli occhi chiusi e a muso duro
la poesia sui limoni a quei poeti
o pseudo tali senza scorza e senz’aura.

    

***

    

AL DI LA’ DELLO SPAZIO 

                          (a tutti i morti sul lavoro)

Solo un gruppo di puttane a presidiare
i marciapiedi della Pellerina fra le anse della Dora.
Un vecchio ponte Bailey scavalca
quel ch’è rimasto fra i prati e la follia 

Qui si muore mille volte e mille volte ancora si nasce
per dare le spalle al centro cittadino e percorrere
l’asfalto caldo di Corso Regina Margherita
verso tutte le direzioni della tangenziale

Qui si muore d’incosciente ipocrisia
nel silenzio infetto degli scarichi automobilistici
nel passaggio assente di un gruppo di ciclisti
nelle insegne dismesse di una acciaieria tedesca

Sea Watchers Edward Hopper  

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