Uterica, poesie di Alba Gnazi

Uterica, poesie di Alba Gnazi.

    

    

Alba Gnazi e nata e risiede nella provincia di Roma. Insegna nella scuola primaria.
Ha pubblicato nel 2015 la raccolta di poesie ‘’Luccicanze’’ (Cicorivolta Editore) e nel 2018 ‘’Verdemare – Cronologia inversa di un andare’’ (La Vita Felice Edizioni).
Sue poesie e racconti sono presenti in diverse antologie tematiche, riviste, blog letterari.

       

Abstract da Uterica

      

Dalla sezione ‘’Gestativa, o del Primo Sognarti’’

      

1. In limine

ti susseguo stria a stria,
una vocale per fiato, il corpo
un’eco
Giù, grida il Grido e giù
in quell’uterica distesa
sondo vertebre all’acqua –
il fondo accostato
gridato contro palmi sonori
confitti in pareti endocardiche,
la certezza
umana dopo tutto
di trarmi ossea oltre spasmi
scanditi in quattro quarti,
preghiera di riflessi
rialzati a ogni marea-
e giù: dove amnios è approdo
eco tattile di dio, linea nigra del tempo,
privatissimo altare, figlio, nodo.

*

8. Tu dormi

Tu dormi, e io ti ascolto sopire farfalle e silenzio
in tepori di sangue
Io fossile e calco, conca che s’annuda
supponendo l’alto fiato che tutti ci soccorse
e in me ti sospirò, uterica landa
cui m’accosto in noviziato d’esperienza – ancora e ancora madre,
dipingendoti gli occhi d’alveari di gioia, la bocca
minuta rifrazione di lune sommerse,
un chiamarti con le mani
presaghe di papaveri e soli pieni

da ovunque ti stringo
cuore di padre, pelle di madre.

*

10. Nello specchio

da sempre guardo nello specchio
quel che c’è dietro allo specchio, quello
che di nascosto c’è
fra le cose e la mia ombra
prolungata, ditate d’occidente.
E il rosa, tu immaginata pelle
come aria su monti
che ti mostrerò domani
passando lato specchio, guardandomi
la schiena i capelli l’est
dei miei fianchi in battaglia
con iridi nuovissime che di nulla
di ogni cosa si stupiscono,
e poserò le mani sul vetro
da te a me (bubusettete)
ridendo.

*

   

Dalla sezione ‘’Postpartum’’

    

16. Libera

Libera, in quel
definitivo trapasso
a un istante dall’aver
ceduto per sempre

È Grido in schianto di voce,
di bocche slabbrate e evi e evi di donne
lì schiuse: nel Grido che svelle
che sgruma in canoni inversi il gioco di bari
che in Vita che in Morte ugual passo
rivela

e scarnata all’abbraccio rifugio cercando
nel fiato lato di cosmiche attrazioni che dal mio corpo
al corpo immenso di dio con un dito toccando:
il primo incontro, il primo sempre costruito

poi accade che oltre il mio nasca il tuo
e che sia furor di gioia
negli occhi a mani tese di tuo padre

*

24. Uno spillo di fiore 

nel palmo uno spillo di fiore
ruga di scorso mattino trapassa
non visto, buca
a metà una lacrima, un piccolissimo sospiro.

*

25. Amoretrova

nel più buio Amore trova
dove il freddo lucida la vista
e apnea inghiotte il cuore
e cardi in mani e ventre
e in me solo sola
nel buio che divento
Amoretrova

*

      

Paolo Figar, Cariatide, 2016

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