Veloci scorci, poesie di Paolo Polvani

Veloci scorci, poesie di Paolo Polvani.

     

     

Paolo Polvani è nato nel 1951 a Barletta, dove vive. Ha pubblicato diversi libri di poesia, ultimi dei quali: Una fame chiara, Terra d’ulivi edizioni, 2014; Cucine abitabili, MR editori 2014; Il mondo come un clamoroso errore, Pietre vive 2017. E’ tra i fondatori e redattori della fanzine on line Versante ripido.

     

Vagoni

Vagoni abbandonati dentro un perimetro di ruggine
gl’insetti li masticano piano e il cielo
si abitua ad abitarne le emicranie

le periferie li circondano di una coroncina di strepiti
una piccola danza di semafori balbuzienti.

*

Stazioni

Le stazioni sono enciclopedie tascabili, nel subbuglio
delle solitudini registriamo il giubilo degli arrivi.

Qui si affollano tutte le dimenticanze e le valigie
hanno echi di armadi

*

Una convergenza di voli

L’enigma di un tramonto e il racconto
di una convergenza muta di voli,
un’euforia di nuvole e di luce, una
beatitudine celeste

*

Alba

Tra i denti l’alba mastica una canzoncina amara che sa di camion
con i fari ancora sporchi di sonno, sa di cani che si scrollano l’umidità
come fosse un concetto filosofico o una scia di fame

*

Il pino della ferrovia

Lungo la ferrovia, il pino solitario dalla fervida chioma
affonda le dita nel sogno di un perimetro di acque.
Ubbidisce ai capricci del vento, scompiglia la cornice del cielo.

*

Il castello

Nei muscoli dei bastioni si annida
la lingua dei corvi, sui turgori
rimbalzano le virgole
delle intemperie, si accende
il coraggio dell’alba che stana
il chiarore delle pietre.

*

Il cuore della sposa

Nel fiume nuotano le trote con pervicace ostinazione. La pioggia
con le sue penne stilografiche, la borsa della spesa, un collare
di tuoni, bagna il cuore della sposa.

*

       

 

Cocoon, Lara Steffe, 2017

One thought on “Veloci scorci, poesie di Paolo Polvani”

  1. I versi di Paolo Polvani hanno la freschezza di chi si sveglia presto la mattina e insieme il torpore di chi è stato strappato dal sonno. Questa continua tensione metaforica tra creature e cose inanimate fa scoprire passaggi segreti di cui distrattamente non ci eravamo accorti. Così mi è apparsa la stazione della mia città dove prendevo un treno presto per arrivare nel capoluogo a fare il commissario di maturità: gente stanca pronta a iniziare la giornata messa in moto dalle scintille degli operai che lavoravano sui binari morti. Paolo, con i suoi veloci scorci, mi ci ha fatto ripensare.

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