Verona 30 marzo 2019, reportage di Claudia Zironi

Verona 30 marzo 2019, reportage di Claudia Zironi.

    

    

Vita è una bambina fortunata e ieri ha sfilato alla manifestazione di Verona. Anche Lucia ha sfilato, e Valentina, mano nella mano con la sorellina Alessandra. Gaia rideva per mano al papà, Felicita faceva un po’ di gnole dopo la lunga camminata e mamma l’ha presa in braccio. Bambine e bambini in passeggino: Stefano e Vittorio hanno solo due anni, sono gemelli; Piero ha sfilato dentro a un marsupio, il viso sereno di chi ha una casa, viene accudito da genitori amorevoli, non ha conosciuto la fame, la violenza, l’abbandono. Stefano va al nido e papà lo va a prendere alle 4, dopo il lavoro. Ogni mattina prima di uscire di casa lo veste e lo pettina, gli lava i dentini. Ogni sera gli legge la favola della buonanotte. Vita ha imparato a nuotare l’anno scorso, in Salento. Papà l’ha tenuta a galla prendendole le manine e lei si è abbandonata fiduciosa all’acqua. Vita ha le treccine ben fatte e si veste come una principessa. Si sente, ed è, tanto tanto bella.
Bambine e bambini voluti, amati, fortunati. Bambini intelligenti che studiano l’inglese e il pianoforte, che vanno in palestra a fare biodanza, che mangiano sano e vedono regolarmente il pediatra. Bambini che domani faranno la differenza per l’umanità. Chi diventerà ingegnere, chi politico, chi insegnante, chi poeta…

Certo, tra la folla c’era anche chi ha avuto bambini con problemi di salute, magari con un cuore mal formato. Ma li ama ancora di più per questo e rinuncia alla propria vita per seguirli e dare loro il meglio.
Bambini fortunati comunque. Lo sappiamo bene che non morire di fame, non rovistare tra i rifiuti, non essere rapito e venduto, non dover affrontare il mare su un barcone, ricevere amore invece che botte: a questo mondo sono tutti lussi.

Bambini fortunati.

Eppure qualcuno dice di loro che non dovrebbero esistere, che la loro vita è sbagliata, che sono mostri. Che i loro genitori sono mostri.

E che invece dovrebbero nascere comunque i figli della miseria e del degrado, che chi non vuole figli li deve mettere al mondo ugualmente. Chi ha nel ventre un feto deforme lo deve volere per forza e deve desiderare che veda la luce e viva fino alla fine il proprio personale inferno. Che le donne sono solo macchine da riproduzione. Che le nostre vite devono essere normalizzate e adeguate all’ipocrisia e al pregiudizio.
Chi lo dice regala perfino simpatici gadget per rendersi accattivante: feti di plastica. Di plastica come le loro retrograde idee figlie della pubblicità del Mulino Bianco, del capitalismo, del bigottismo ottuso.
Quelli del Congresso mondiale della famiglia (medievale), quelli del Congresso mondiale della baggianata (Cit. Don Mazzi), quelli del “IO ho la verità in tasca”, quelli del dogma che in nome di una fede incontestabile rifiutano il dialogo e portano il paraocchi, quelli che “la donna ha un ruolo”, quelli che sono eterosessuali, quelli che non divorziano, quelli che hanno i privilegi per conferimento divino, quelli che… hanno tanta paura.
Quelli di Verona chiusi nel loro palazzo di Piazza Bra con Michele, il loro feto di plastica.

Vita, Stefano, Alessandra, bambini di carne e fortunati, ieri hanno sfilato a Verona. Vita stava per mano a tutti e due i suoi papà, Stefano alle sue mamme, Valentina e Alessandra all’ unico genitore, Paolo, e al suo compagno che le ama come se fossero sue.

Chiara e Simona non hanno bambini, ma sono una famiglia e portavano addosso un cartello: “siamo fatti di-versi perchè siamo poesia”.

Eravamo in 100.000 ieri a Verona, al vero congresso della famiglia, quello nelle strade, quello dove si diceva che siamo innanzi tutto Persone e che l’unica Famiglia è quella basata sull’amore.

     

In apertura: Paolo Figar, Pesca prodigiosa, particolare

3 thoughts on “Verona 30 marzo 2019, reportage di Claudia Zironi”

  1. Perciò questi bellissimi bambini in corteo possono amare ed essere amati, mentre quelli indesiderati non ne hanno diritto. Dove è la coerenza? Dove è l’umanità ? Coerenza sarebbe che tutti abbiano il diritto di nascere e vivere.

    1. Caro Gabriele, coerenza e’ che si mettano al mondo solo i bambini che possono ricevere l’amore e le cure che si devono a tutti gli esseri umani. Mettere al mondo un figlio e’ un atto di amore non un obbligo. Chi non sente in se’ la genitorialita’ non puo’ essere obbligato a generare una vita. Mentre non si puo’ stabilire a priori che qualcuno non e’ un buon genitore in base ai suoi orientamenti sessuali. Grazie per l’intervento e saluti cordiali. CZ

  2. “Chiara e Simona non hanno bambini, ma sono una famiglia e portavano addosso un cartello: “siamo fatti di-versi perchè siamo poesia”.”
    Chissà se, col passare del tempo, questa frase che suona come uno slogan, reggerà al logorio del tempo, o si rafforzerà della propria convinzione?

    “Vita, Stefano, Alessandra, bambini di carne e fortunati, ieri hanno sfilato a Verona. Vita stava per mano a tutti e due i suoi papà, Stefano alle sue mamme, Valentina e Alessandra all’ unico genitore, Paolo, e al suo compagno che le ama come se fossero sue”.
    Anche qui, Claudia, mi domando: l’apparenza felice di oggi, sarà ancora la sostanza in un domani? Chi può sapere se questi bambini, quando saranno adolescenti, o adulti, sentiranno di essere i protagonisti di un equilibrio familiare con due papà o due mamme, oppure avranno un qualche rammarico per non aver avuto la possibilità di identificarsi/scontrarsi dialetticamente nei due ruoli, nelle due figure quelle appunto di una donna-madre e un uomo-padre? Chissà se negli anni a venire questi figli che non hanno vissuto il doppio ruolo genitoriale non avvertiranno una ‘nostalgica mancanza’ del modello di padre o madre che non hanno avuto? Non riesco proprio a immaginare un’altra madre al posto di mio padre, o un altro padre al posto di mia madre: senza uno di loro, mi sarebbe mancato non l’affetto, ma un modello alternativo dell’uno all’altro; questi, naturalmente, sono solo i miei dubbi, le mie perplessità, che restano nella sfera dell’incertezza e non vogliono affatto essere pregiudizio nei confronti di chi fa scelte diverse e fuori dal consueto. Vorrei solo spingere la riflessione sul fatto che oggi è troppo presto per la resa dei conti, per poter sostenere che quella bambina e quel bambino figli di due padri o due madri, saranno davvero felici o più felici di altri che vivono in famiglie tradizionali, sebbene siamo consapevoli che la famiglia-mulino bianco è un’invenzione, un bluff, o, nei casi più fortunati, solo un’eccezione.
    Ritengo invece, senza ombra di dubbio, che si debba combattere l’idea mostruosa secondo cui: “Chi ha nel ventre un feto deforme lo deve volere per forza e deve desiderare che veda la luce e viva fino alla fine il proprio personale inferno. Che le donne sono solo macchine da riproduzione”. Concordo con te anche sul fatto che non si dovrebbero mettere al mondo dei figli se non si ha la possibilità di crescerli e amarli, curarli, farli studiare, tramettere loro dei valori incarnati in prima persona dai genitori. Considerando, però anche il lato negativo dell’eccesso, del voler dare sempre di tutto e di più in senso materiale, specialmente quando questo benessere materiale da un lato spegne i desideri, e dall’altro copre un vuoto affettivo o dei sensi di colpa da parte dei genitori. In tal caso, mi verrebbe da dire “meglio poveri ma felici”. Insomma: il degrado no, ma fare sacrifici non mi spaventa.
    Un saluto primaverile,
    Rosanna Spina

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