Un gelato al limon: il versante liquido dell’eros. Versi di Antonella Lucchini

Un gelato al limon: il versante liquido dell’eros.
Versi di Antonella Lucchini.

   

   

Antonella Lucchini nasce a Mantova, dove tuttora risiede, nell’aprile del 1964. Diplomata al liceo linguistico, dopo aver avuto una breve parentesi universitaria, lavora per un decennio, come segretaria, presso una grande azienda del mantovano. Ora si occupa di famiglia e scrittura a tempo pieno. La passione per la scrittura si affaccia al liceo, ma resta un esercizio personale, privato. Abbandonata per molto tempo, tre anni fa ritorna prepotente, dopo una serie di vicissitudini personali che, evidentemente, trovano nella scrittura, nella poesia in particolare, la via di fuga perfetta per alleggerire l’anima.
Inizia a pubblicare le sue poesie sul web, iniziando con la poetica haiku, dedicandosi poi completamente alla poesia tradizionale mantenendo però le caratteristiche di sintesi e di illuminazione (per dirla alla Baudelaire che, insieme a Pizarnik, Ungaretti, Pozzi, sono le letture che più l’hanno ispirata). Partecipa ad alcuni concorsi letterari, ottenendo premi, segnalazioni e l’inserimento di alcune sue opere in diverse antologie . Una sua poesia è inoltre presente nel volume “L’indice delle Esistenze – Vite in frammenti “L’AMORE” dell’editore Aletti.  Agli inizi del 2013 pubblica la sua prima raccolta, “Tra morsi e strida”, per la casa editrice REI. “Il margine bianco” (Ed. Divinafollia)  è la sua seconda raccolta, con la quale focalizza lo sguardo su Amore ed Eros.

In rete, alcune sue opere sono inserite nei blogs:
poesiaurbana.altervista.org/antonella-lucchini
cartesensibili.wordpress.com/tag/antonella-lucchini
scrittinediti.wordpress.com/2014/05/15/poesia-del-disamore
wordsocialforum.com/2014/07/02/inediti-di-antonella-lucchini
giardinodeipoeti.wordpress.com/category/antonella-lucchini/
http://www.lestroverso.it/la-declinazione-del-dolore-2/

    

***

Era metaforico e sottilmente
erotico

quell’arricciarsi e allungarsi
della lingua
nella vasca docile della tua clavicola.

Era già come
scendere

a impastarmi di te.

   

*
Lo sento fresco
(appena colto)

il mio alfabeto di carne
che hai appena imparato
dalla notte dei miei inguini:

lo sposti fradicio
dalle tue labbra alle mie labbra.

Solo un parlare di lingue
e gli occhi in gola.

   

*
Mi tieni in bocca
e mi sgrani

zolla dopo zolla

come un parto nudo
sulla terra.

   

*
Quel sentiero a scendere

dove i fianchi
si arrendono al delta
umido,

lì,

il pasto dell’amore.

    

*
Mi apro

solo per i tuoi polsi

per come si muovono
intorno a me.

  

*
Incontrami in contrappunto

– io verso il basso tu verso l’alto –

in espansione ritmica.

Senti,
come ti accolgo?

Cappadocia, Turchia
Cappadocia, Turchia

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