Walter Valeri, nove poesie da “Parodie del Buio”

Walter Valeri, nove poesie da “Parodie del Buio”

 

 

Walter Valeri, ha fondato a Cesenatico nel 1973 con Ferrucio Benzoni e Stefano Simoncelli la rivista Sul Porto, del fare cultura in provincia. Con la raccolta Canzone dell’amante infelice (Guanda, 1981) ha vinto inter-pares il premio internazionale di poesia Mondello. Nel 1995 ha conseguito un master in drammaturgia presso l’ART/MAXT Institute della Harvard Unversity. Ha scritto, tradotto e pubblicato vari saggi, libri di versi, testi teatrali, articoli e recensioni fra cui Franca Rame: a woman on stage (Perdue University Press,1999), An Actor’s Theatre (Southern Illinois University Press 2000), Donna de Paradiso (Editoria & Spettacolo 2006), Dario Fo’s Theatre: The Role of Humor in Learning Italian Language and Culture (Yale University Press, 2008). Versi recentemente pubblicati Visioni in Punto di Morte ( Nuovi Argomenti, 2011), Another Ocean (Sparrow Press, 2012), Ora settima (seconda edizione, Edizioni “Il Ponte Vecchio”, 2014), Biting The Sun (Boston Haiku Society, 2014), Haiku: Il mio nome/My name (qudu libri, 2015), Parodie del buio (Edizioni “Il Ponte Vecchio”, 2017), Arlecchino e il profumo dei soldi (Edizioni “Il Ponte Vecchio”, 2017). Dal 2016 dirige il Festival Internazionale di Poesia L’Orecchio di Dioniso prodotto dalle città di Forlì e Cesenatico. Collabora ativamente alle riviste internazionali Sipario, Teatri delle diversità, lamacchinasognante.com. Fa parte della direzione del Poets’ Theatre di Cambridge (USA).

 

The mercury sank in the mouth of the dying day
W.H. Auden

          
I  

Meglio se per caso con un certo
distacco fra qualche anno da
una foto fra tante altre
rivedrai New York

il cielo di quel giorno
terso sulle Torri gemelle
a sud di Manhattan (slargo
trasparente) o verso Brooklyn

sotto il sole che si spacca
s’invigliacca come una ruota
che gira sfoltendo l’orizzonte

goloso d’ossa come solo Dio sa.

 

II

Dei due grattacieli nessuno
si lamenta più. Vive all’anagrafe
più che il lutto l’ansia
nei fianchi fracassando fino in fondo
il nitrito bianco

del puledro dell’Islam
in gara fra paradiso e fama
per una nuova produzione
di Hollywood allertata
dal colpo di speroni.

 

III

Girano a piedi nudi per New York
fra case strade cortili più che morti
sotto gli occhi del rapace che a questo
punto di tanto cielo di tanto strappo
e sangue non sa più che farsene.

Tornano al nido spalancando il beccco
perché l’economia
l’olio nero adesso tiri riverberi
irrorando finalmente al meglio
l’esatto volto della scena.

 

IV

Si rizzano come stracci
gli omicidi i suicidi
di ieri oggi e domani

fantasmi
di bambagia fluttuanti
annuvolati ascensori
pensieri nudi nel parco

impiccati in girotondo
estranei a se stessi
e agli altri.

 

V

Il mercato mondiale
corre aguzzando il vizio d’affamare mentre
asserragliati nelle case della libertà

i ferri del progresso l’alta finanza
l’ira in ripresa la falsa democrazia affilano
le loro falci.

 

VI

Stranamente negli intervalli
pubblicitari annunciano il virtuoso
medicamento scoperto
per l’anoressica bambina a cui
chi dà il seno piange volando in cielo

ed è un concerto d’ossa
nel canale accanto con la signora
che serena invita gli obesi
ad una vita se non di stenti
fra le braccia della madre chiesa

poi si torna ai bombardamenti
(oh i bombardamenti!)
le granate, le schegge telefoniche
la raccolta di fondi paradossale

un cimitero a cielo aperto su tutti e
su Bagdad.

    

VII

Sul vuoto da pesare
trema di piacere
digrignando i denti l’orso americano
con l’urto
delle ondate di missili
lanciati ogni tre minuti

poi i sospiri
dalla portaerei gli insulti
i deliri del Presidente
rieletto scellerato.

 

VIII

Resuscitando grida
aiuto non sono morto
che di morte apparente

poi di pietra
sul granito dell’altrove sfatto
per burla senza cravatta

fra dolcetti salatini noccioline
sorridenti invece del rosario
e i tappi della Vevue Cliquot

nel giorno dell’imprudente epitaffio
con vista sul mare ed i capelli
finti come alghe al vento

sgomitolando sorrisini sulla sabbia
fra jene giù di corda.

 

IX

Macellare l’odiato nemico
uno qualunque che passi
in bicicletta sotto casa

potrebbe essere un’ottima partenza
dopo una giornata
di mancato consumo umiliazione e insulti

sgommare per strada con l’auto semi-nuova
di fretta se ci pensi ci sta benissimo
oppure mozzare le mani

sfondare il torace col manubrio dei pesi
al vicino brillare al sole
in un storico selfing e saluto romano

poi farsi assassino fra assassini
per il bene comune
nell’ora del terrore.

 

da Parodie del Buio, Società Editrice “Il Ponte Vecchio”, 2017

 

 

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in apertura Venticinquesima commemorazione a Donegal dei morti a causa dello sciopero della fame del 1981 nel Nord Irlanda – foto Patrice 78500 (originale a colori)

 

 

 

 

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