Zoe si tasta il ventre, poesie di Alessandra Flores D’Arcais

Zoe si tasta il ventre, poesie di Alessandra Flores D’Arcais.

     

    

Alessandra Flores d’Arcais è nata e cresciuta a Padova ma vive a Udine da oltre tredici anni. È insegnante presso le scuole medie di Rivignano-Teor. Ha pubblicato: articoli sulla letteratura francese presenti in opere collettive; il saggio letterario Il “Voyage en Icarie” di Étienne Cabet(2002); i romanzi gialli Idem (2014) e Scimmie di corte (2015); la raccolta poetica Strappi (Lietocolle, 2016); altre sue poesie sono presenti in antologie e plaquette.
Inoltre, è stata traduttrice di saggi storici e articoli dal francese all’italiano per Cleup, Holschki, Guerini, Il Mulino ed Einaudi.
Collabora con il gruppo musicale Mandolin Ensemble a spettacoli poetico-musicali.

      

SPIGHE DI GRANO 

Era un campo verde di montagna
le croci di ferro
fitte come spighe di grano.
Ho calpestato l’erba in punta di piedi
per non disturbare il sonno dei soldati.
Non rendo omaggio ai nazisti
hai detto con disprezzo.
Hai ragione, i morti non sono tutti uguali
eppure mi sono commossa
pensando a quei ragazzi
potrebbero essere tutti figli miei
figli sbagliati
ma sempre figli
falciati nella notte della Storia
come spighe acerbe di grano.

    

(da Strappi, Lietocolle, 2016)

*

MADRI

Anna piange sola
sfiancata dal piccolo tiranno,
la gioia della maternità
annegata nell’alcol.
Betta nasconde la pancia gonfia
sotto sai da monaca
per non perdere il lavoro.
Chiara va in ufficio
con un fagotto sotto il braccio
intontita dai sonniferi.
Daria è depressa,
il sogno di madre perfetta
si è schiantato.
Elisa è in balia di due gemelli
non mangia, non dorme,
vive nel ricordo di una vita egoista.
Flavia non è mai a casa
i bambini sballottati come pacchi
tra nonni e baby-sitter.
Gaia prega gli embrioni,
a vent’anni prendeva la pillola
ora ne ha oltre quaranta
e nessun’altra speranza.
A Irene hanno tolto sei figli
per la miseria.
Lucia non sapeva
a chi regalare il suo affetto
e si è comperata un cane.
Maria invece sa bene
a chi regalarlo
e adotta un cucciolo umano.
Paola tira su la gonna con chiunque
senza pensare alle conseguenze.
Rita ha avuto due figli
senza chiedersi perché
ha seguito la corrente.
Sonia ha strangolato il proprio
quegli strilli non li sopportava più.
Veronica è una bambina
e gioca a fare la mamma
cullando il bebè come una bambola.
Zoe si tasta il ventre arido e piatto
le è passata la voglia di fare un figlio
guardandosi attorno.

     

(da Strappi, Lietocolle, 2016)

*

CAMMINAVO OSCILLANDO SUI TACCHI 

Camminavo oscillando sui tacchi
lungo le vie strette e buie del centro
pensando a te
hai l’età di un figlio
che non ho avuto mai.
Mi sento un’adolescente in minigonna
che vuole essere guardata
da un ragazzo pallido
con gli occhi chiari
il cui sguardo mi porta lontano
nelle terre dell’est dalle lingue aspre.
Poco abbiamo in comune
la sensibilità
e un carattere ingenuo e ribelle
e mi vergogno
della speranza di piacerti
e della fantasia di fare l’amore.

     

(da Strappi, Lietocolle, 2016)

*

TI TROVO COME AL SOLITO

Torno a casa alle sei
giornata di lavoro
e ti trovo come al solito
prigioniero del computer
cupo frustrato rabbioso
poeta incompreso
che gioca al maledetto
con cocktail
di birra e whisky
birra e gin
birra e vodka
e mi chiedi soldi
ogni mese
giurando che sarà l’ultimo
che troverai un lavoro
da non mollare dopo pochi giorni
ma intanto
ci sono cene partite film
e guido io nella notte
anche se sono stanca
e ho paura di averti accanto
ed essere sola
come la vecchia ragazza madre
di un figlio adolescente quarantenne.

     

(Inedito)

*

     

Paolo Figar, Stato brado, 2016

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: